mercoledì 16 luglio 2014

Supporta il blog sulla Suore di Clausura


Per chiedere informazioni all'autore del blog, oppure per chiedere indirizzi di buoni conventi e monasteri, scrivete all'indirizzo: cordialiter@gmail.com
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Ho aperto questo blog per promuovere le vocazioni religiose alla vita monastica. Inoltre il mio scopo è di far conoscere i buoni monasteri di clausura, cioè dove la vita religiosa si vive in maniera coerente e fervorosa. Per gestire un blog come questo che riceve migliaia visite all'anno è necessario spendere molto tempo e impegnarsi molto soprattutto per rispondere alle numerose e-mail. Chi desidera supportare il blog (è facoltativo) può farlo liberamente tramite Paypal.

lunedì 23 giugno 2014

Estate in un monastero di clausura

Le donne che aspirano ad abbracciare la vita monastica, ma che durante l'inverno studiano o lavorano, possono approfittare dell'estate per andare a trascorrere qualche settimana in monastero,  e fare un'esperienza vocazionale. Così possono verificare se sono portate o no per la vita contemplativa.

Tra gli Ordini religiosi contemplativi mi piace molto l'Ordine della Visitazione, fondato da San Francesco di Sales e da Santa Giovanna Francesca di Chantal. La spiritualità visitandina si basa sull'umiltà verso Dio e sulla dolcezza verso il prossimo. I Fondatori vollero che l'Ordine permettesse a tutte le donne di poter abbracciare la vita monastica, anche a quelle con più di 40 anni e quelle che non hanno una salute di ferro.

Diverse lettrici del blog hanno fatto un'esperienza vocazionale presso il la Visitazione di Baggiovara (Modena), e mi hanno parlato in maniera molto positiva di questa comunità monastica. Chi volesse mettersi in contatto con le Visitandine del monastero di Baggiovara, può scrivere al loro indirizzo di posta elettronica: monvisit@virgilio.it  Le visitandine saranno liete di ospitarvi e aiutarvi a discernere la vostra vocazione.

Chi fosse interessata ad altre spiritualità monastiche, oppure a monasteri situati in altre regioni, può richiedermi gli indirizzi scrivendo alla mia e-mail: cordialiter@gmail.com




domenica 20 aprile 2014

Perché la clausura oggi?

Pubblico uno scritto delle Monache carmelitane di Cerreto di Sorano (Grosseto). Chi volesse contattarle può scrivere all'indirizzo: carmelitane@gmail.com


Perché la clausura oggi? 

Dal silenzio della mia cella, dove sola, mi intrattengo in intima conversazione con l’Amico, desidero raggiungere il tuo cuore per raccontarti, quasi come una  modesta amanuense dello Spirito, ciò che nell’oggi della storia, Dio sogna per me e per tutte quelle donne che Lui sceglie, attrae solo a sé e innesta stabilmente nel solco, tinteggiato dalla fantasia creativa di uno specifico carisma, della vita contemplativa.

La clausura è un giardino, un monte, un pezzetto di cielo ben piantato a terra,  una Betania per cuori semplicemente umani, ordinari, comuni, ma cuori di amiche di Dio accovacciate ai  suoi piedi, senza specifica occupazione, docili al Suo: “Porro unum necessarium est” (Lc 10,42). Né poesie di angeli senz’ali, né romanzi di capinere … semplicemente donne amate in ascolto  …. Oggi come in ogni ieri e in ogni domani che il tempo genererà, donne con un misterioso perché, pronte, col Suo aiuto, al paradosso del tirarsi fuori da tutto per consumare gioiosamente e amorosamente l’olocausto del proprio io, macinarlo, come grano, nel mulino dell’umile ferialità, con l’esultanza e lo slancio del cuore di appartenerGli in toto, senza se e senza ma.

Ma perché la clausura?  

Perché quando Lui passa sulla riva della tua vita e ti incanta con il suo sguardo di amore infinito, ogni cosa, anche bellissima, non ti appaga più e tu vuoi soltanto un incontro esistenziale, interpersonale, totalizzante con Lui, Parola di vita, da cui ti senti afferrata … Lo abbiamo trovato (Gv. 1,41.45); convocata .“cor unum et anima una” (Atti 4,32-35); colpita,  sconvolta nell’intimo, trasformata. 

E ti accorgi che la fede non è una teoria, un'opinione su Dio e sul mondo ma l'impatto dell'amore di Dio sul  tuo cuore che Gesù conquista senza sapergli o potergli resistere, nonostante ti prospetti rinnegamento di sé e croce .

La vita claustrale realizza la parabola dell’uomo che corre contento a vendere tutti i suoi beni per acquistare il campo in cui ha trovato il “tesoro nascosto” (Mt 14, 44). 

Il “perché la clausura”, allora, è in realtà un “per Chi”, è una Persona, Gesù, che ci viene incontro, che affascina il cuore e riempie la vita … solo per Lui trovi il coraggio di lasciare ogni cosa … e ti destrutturi, sconvolgi la tua esistenza anche già donata e vissuta al Suo servizio, per gettarti in un’avventura che fa intravedere una pienezza d’amore e una gioia, infinitamente più grande di quella che già possiedi. Una gioia irrorata dalle lacrime dell’offerta silenziosa e feconda, della rinuncia al proprio pensiero, alle proprie opinioni, alla propria creatività, alla propria fantasia, alla propria iniziativa, alla propria preparazione, al proprio sapere, alle proprie competenze …, bagaglio fino ad ora messo serenamente e gioiosamente a Sua disposizione nel solco di un carisma educativo, ma ora consegnato al terreno del silenzio per una gioia che trabocchi sui cuori dei giovani, per i quali proprio nella non-appariscenza, senza rumore, nascondendomi, tacitamente, esisto per essere spazio di silenzio in cui risuona la Sua voce; silenzio che fa i conti con l’infiltrarsi del non senso, del dolore gratuito, della fatica nell’affidarsi; silenzio dei deboli  e dei piccoli,  silenzio offerto a Dio umilmente, perché i giovani cerchino e trovino il loro orizzonte di  speranza e di senso.

lunedì 24 marzo 2014

La clausura

Pubblico un post scritto da Laudem Gloriam.

Una delle domande più frequenti che viene fatta ad una monaca di clausura, è: "Ma non ti viene voglia, ogni tanto, di farti una passeggiata fuori?.." Solitamente la domanda è posta anche con un certo imbarazzo, tanto che, per cercare di tranquillizzare la persona che si ha di fronte, solitamente la monaca risponde con un sincero sorriso fraterno: "No, non sento il bisogno di farmi la passeggiata al centro storico o roba simile. Ho tutto qui, perchè dovrei fare quattro passi altrove?"
L'interlocutore medio, vincendo l'imbarazzo, incalza: "Bhè, per svagarsi, prendersi una vacanza...! Ogni tanto, bisogna pur cambiare panorama. Io soffocherei lì, sempre tra quattro mura, 24 ore al giorno!"

A questo punto, si apre un bivio: o la persona dall'altra parte desidera sinceramente accogliere la tua risposta e continuare il dialogo -anche se si è coscienti che, molto probabilmente, non la comprenderà pur rispettandola-, o la monaca deve avere la sensibilità di comprendere che, per il momento, tanto basta al laico che fissa con commiserazione quelle "matte" chiuse tra mura di cemento fino alla morte.

E' questo uno dei misteri più incomprensibili nella vita carmelitana, che non viene capito fino in fondo, perchè non lo si vive sulla propria carne. Ma io, che l'ho vissuto sulla mia, proverò a dirvi qualcosa di quel segreto inesprimibile, di cui bisogna fare esperienza diretta, anzichè spenderci parole su parole.

"Ho rubato gelosamente anche il tuo spazio e il tuo tempo, perchè anche questi ultimi siano sempre Miei, da vivere con Me, in Me, di Me. Io sono il tuo Spazio, e Io sono il tuo Tempo": potrei riassumere con queste parole, messe sulla bocca di Gesù, la vocazione monastica claustrale, con clausura papale (poichè non tutti gli Ordini monastici hanno questa regola particolare).

Ci sono poi, a livello giuridico-ecclesiastico, diversi tipi di clausura, ma quella più "stretta", la "clausura papale" è propria del Carmelo femminile. Ciò comporta, tecnicamente, che le uscite dal Carmelo sono solo per motivi elettorali, di salute, per corsi di formazione interni all'Ordine del Carmelo, o per assistere i genitori negli ultimi istanti prima della loro partenza per il Cielo. Altre motivazioni oltre queste sono rare, e richiedono un'autorizzazione (o della Priora o, per le uscite più lunghe, dal Provinciale).

Faccio queste precisazioni per spiegare meglio le "ideali" parole che Gesù pronuncia su ogni Sua Sposa al Carmelo.Difatti, nell'offerta totale di sè a Cristo, in quell'impeto d'Amore, non gli si dona solo la propria esistenza (voto di obbedienza), i propri beni materiali (voto di povertà), il proprio affetto (voto di castità), ma si dona anche il proprio spazio, delimitandolo, e il proprio tempo, perchè è tutto consacrato alla preghiera e al lavoro (in Coro una Carmelitana passa circa 6 ore al giorno, tra Orazione, Liturgia delle Ore e Messa, il resto è strettamente organizzato).

Questa limitatezza di spazio, fa scoprire come, fino a quel momento, nel mondo, si era vissuto giorno dopo giorno, luogo dopo luogo, con una certa superficialità. Perdavamo l'attenzione in tante cose e dettagli, in novità, in particolari esperienze e sensazioni, ad iniziare dalla spesa con le casse del supermercato ad alto volume etc.

In clausura, invece, dove vi è silenzio e quiete, e non ci sono particolari novità nè cambiamenti di luogo, nè esperienze esternamente nuove, con naturalità e pace si scende nell'intimo di se stessi, del proprio cuore a Cuore con Lui, non distratte più da nulla, non più strattonate da pubblicità e desideri di consumo, nè nient'altro che ci affolli con il suo chiasso l'immaginazione.

La clausura è la totale povertà, perchè si cede al dolcissimo Signore anche la ricchezza del passeggiare per i boschi, la ricchezza della libertà di uscire a prendersi un gelato con le amiche in riva al mare, la ricchezza del comprarsi il biglietto al cinema per l'ultimo kolossal di Hollywood. Ma non è una rinuncia austera e penitenziale! Tutt'altro! Si cedono queste fragili ricchezze della propria -altrettanto fragile- libertà, per fissarsi in Dio, e solo su di Lui, e la propria vita diventa felicemente semplicissima, perchè si può riassumere in una sola parola: "Amore!", Dio-Amore e Amore verso gli altri, e nient'altro.

In Dio c'è tutto, amplificato all'infinito! "Dio solo basta", disse la Santa Madre Teresa d'Avila, e ogni ragazza che varca la porta del Carmelo, ripete con la propria vita quanto disse Teresa mezzo millennio fa.

In Cristo, Acqua della vera e perfetta Gioia,
Laudem Gloriam

giovedì 13 marzo 2014

Monache Carmelitane di Ostuni

Pubblico la testimonianza vocazionale di una Monaca Carmelitana del monastero di Ostuni (Brindisi). Coloro che desiderano contattare le Carmelitane di Ostuni, possono scrivere al seguente indirizzo:       carmelitaneostuni@alice.it
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Dopo un lungo cammino di formazione e di discernimento, la comunità delle Monache Carmelitane di Ostuni(BR), ringrazia con me il Signore per tutte le meraviglie compiute in questi otto anni, plasmandomi come il vasaio lavora la creta per avere un bel vaso, così il Signore ha fatto con me, dal giorno in cui entrai in questo Carmelo. Ora ho scelto per sempre di essere la sposa del mio amato Gesù in una vita nascosta e dedita alla preghiera, al lavoro, al silenzio e alla contemplazione a favore di tutta la Chiesa e di ogni fratello sparso nel mondo.

Ho emesso la professione solenne il 30 marzo 2008 nella festa della Divina Misericordia.
Il Signore mi ha dimostrato ancora una volta che la sua misericordia è molto più grande della mia fragilità e del mio essere peccatrice.

Grande è stata la mia emozione quando il nostro vescovo Mons. Rocco Talucci mi ha chiesto se volevo consacrarmi per sempre a Dio e quando mi sono prostrata per terra e nel momento in cui il vescovo mi ha consegnato l’anello segno del mio matrimonio spirituale con il Signore Gesù. Tremavo, ma ero felice di aver consegnato per sempre me stessa a Dio, alla mia comunità, alla Chiesa e in quell’istante ho pregato molto per tutti i giovani che sono in ricerca perché abbiano il coraggio di dire di SI a Gesù.

In tutti questi anni mi sono sentita indegna del grande dono che il Signore stava per farmi, ma la gioia era talmente forte che non mi ha fatto pensare più alla mia indegnità, ma all’amore che Lui ha per me e io per il Signore e che da quel momento saremmo diventate una cosa sola. La comunità mi ha aiutato nel cammino di ascesi e di trasformazione provando in tutti i modi la mia vocazione e facendomi crescere nel rapporto intimo con Gesù e la sua Parola, perché divenisse l’unica fonte della mia vita spirituale, umana e contemplativa a contatto con le consorelle la cui diversità di carattere e di formazione ha arricchito la mia personalità. La vita del Carmelo è un andare contro corrente, è un invito a salire verso la montagna dell’umiltà, dell’amore, della solitudine che viene riempita dall’amore di Cristo che mi ha amato per primo e che appaga il mio cuore, rendendomi veramente libera: Con la professione solenne non sono arrivata alla santità, ma mi sento più responsabile della salvezza di tanti fratelli, dei sacerdoti che contano sulla mia preghiera-azione, sulla sofferenza silenziosa per le vocazioni e per essere luce per chi si dispera e cerca Dio.
La mia vera gioia è essere tutta di Gesù nel Carmelo. Usando le parole di S. Teresa di Gesù Bambino posso dire: “Ho trovato il mio posto nella Chiesa e questo posto, o mio Dio, me l’hai dato tu. Nel cuore della Chiesa mia madre, io sarò l’amore…così sarò tutto” (man. B. 3V). Ora sono veramente ricca.

Dico a te ragazza, sfidiamo i nostri cuori, assetati di legami autentici d’amore e feriti da illusioni e tradimenti, a dare fiducia a Gesù che, anche a noi, oggi, si rivela come la Via che ci svela l’unica Verità capace di donare la Vita.

Se ti accorgi che Gesù ti chiama, non dire subito no, cerca una comunità dove ti puoi confrontare, se vuoi puoi scriverci o veni a trovarci per un colloquio o se vuoi fare un’esperienza, noi ti accoglieremo tra noi per un periodo di discernimento. Non avere paura di affidare la tua vita a Colui che è L’Amore vero.


                                                                                         Sr. M. Agnese di San Giuseppe  

mercoledì 1 gennaio 2014

Sposarsi o diventare suora?

Riporto il testo di un interessante scritto di Sant'Alfonso Maria de Liguori, rivolto ad una ragazza in ricerca vocazionale. Il tono appassionato ed evangelico è tipico di questo grande  vescovo cattolico. Preciso solamente che per agevolare la lettura ho tradotto i termini desueti e ho eseguito alcuni piccoli ritocchi. Il titolo originale della lettera è: "Avvertimenti ad una donzella che sta in dubbio dello stato che ha da eleggere".

Sorella benedetta, voi state deliberando quale stato di vita dovrete prendere. Io vi vedo agitata, perché il mondo vi vuole per sé con prender marito; anche Gesù Cristo vi vuole per sé con farvi monaca in qualche monastero osservante. Badate che da questa decisione che dovete prendere dipende la vostra salvezza eterna; quindi vi raccomando di pregare ogni giorno il Signore: e cominciate a farlo adesso che leggete il presente scritto, affinché vi dia luce e vigore di eleggere quello stato che è più giovevole a salvarvi; affinché non abbiate poi a pentirvi dell'elezione fatta per tutta la vostra vita e per tutta l'eternità, quando non vi sarà più rimedio all'errore. Esaminate poi che cosa può meglio giovarvi e rendervi felice: se l'avere per vostro sposo un uomo di terra o Gesù Cristo figlio di Dio e re del cielo; riflettete su chi di costoro vi pare sposo migliore e quello eleggete. La vergine s. Agnese era di tredici anni, e perché era bellissima, si vedeva amata da molti: fra gli altri si presentò a volerla per sposa il figlio del prefetto di Roma; ma ella pensando a Gesù Cristo, che la voleva per sé, rispose a quello: Io ho trovato uno sposo che è migliore di voi e di tutti i re della terra; quindi non posso cambiarlo con altri. E per non cambiarlo preferì perdere la vita a quella tenera età, e morì contenta, martire per Gesù Cristo. Lo stesso rispose la santa vergine Domitilla al conte Aureliano che era un gran signore; ed anch'essa morì martire, bruciata viva per non lasciare Gesù Cristo. Oh quanto si trovano adesso contente in cielo queste sante fanciulle per aver fatta questa buona elezione, e saranno contente per tutta l'eternità! La stessa beata sorte capiterà a tutte le ragazze che lasciano il mondo per darsi a Gesù Cristo. Esaminate poi le conseguenze dello stato di chi elegge il mondo e di chi elegge Gesù Cristo. Il mondo vi offre i beni della terra, robe, onori, spassi e piaceri. Gesù Cristo al contrario vi presenta flagelli, spine, obbrobri e croci, giacché questi furono i beni che egli scelse per sé in tutti i giorni che visse su questa terra; ma vi offre poi due beni immensi che non può darvi il mondo, cioè la pace del cuore in questa vita ed il paradiso nell'altra. Inoltre, prima che decidiate quale stato prendere, è necessario che pensiate che l'anima vostra è eterna, e quindi dopo la presente vita, che presto finisce, nell'istante della morte dovrete passare all'eternità, in cui, entrata che sarete, vi sarà dato quel luogo di pena o di premio che avrete meritato con le opere della vostra vita. Sicché in morte, in quella prima casa che vi toccherà ad abitare, o di vita eterna o di eterna morte, ivi dovrete stare per tutta l'eternità, o salva per sempre e felice in mezzo ai gaudi del paradiso, o per sempre perduta e disperata in mezzo ai tormenti dell'inferno. Pensate pertanto che tutte le cose di questo mondo presto dovranno finire. Felice chi si salva, misero chi si danna! Ricordatevi sempre di quella gran massima detta da Gesù Cristo: Che giova all'uomo guadagnare tutto il mondo e perdere l'anima? Questa massima ha spinto tanti cristiani a chiudersi nei chiostri o ad intanarsi nei deserti, e tante donzelle a lasciar il mondo per darsi a Dio e fare una santa morte. Al contrario, considerate la misera sorte che è toccata a tante dame, a tante principesse e regine, che nel mondo sono state servite, lodate, onorate e quasi adorate: ma se le misere si son dannate, che cosa giovano loro nell'inferno le tante ricchezze, le tante delizie e i tanti onori goduti, se non pene e rimorsi di coscienza che le tormenteranno per sempre, mentre Dio sarà Dio, senza veder mai alcun riparo alla loro eterna rovina? Ma diamo ora un'occhiata ai beni che dà il mondo in questa vita a chi lo segue, e ai beni che dona Dio a chi lo ama e per suo amore lascia il mondo. Promette il mondo grandi cose ai suoi seguaci; ma chi non vede che il mondo è un traditore che promette e non mantiene? Ma quantunque mantenesse le sue promesse, quali sono i beni che dà? dà beni di terra. Ma dà la pace, la vita felice che promette? no; perché tutti i suoi beni allettano i sensi e la carne, ma non contentano il cuore e l'anima. L'anima nostra è stata creata da Dio per amarlo in questa vita e goderlo nell'altra; onde tutti i beni della terra, tutte le delizie e tutte le sue grandezze vanno fuori del cuore, ma non entrano nel cuore, che solo Dio può contentarlo. Anzi Salomone chiamava tutti i beni mondani vanità e bugie che non contentano il cuore, ma lo affliggono: Vanitas vanitatum et afflictio spiritus. Ed infatti l'esperienza dimostra che chi più abbonda di tali beni, vive più angustiato ed afflitto. Se il mondo contentasse coi suoi beni le principesse, le regine, a cui non mancano spassi, commedie, festini, banchetti, bei palazzi, belle carrozze, belle vesti, gioie preziose, servi e damigelle che le servono e fanno loro corteggio, tutte queste signore sarebbero contente. Ma no; s'ingannano gli altri che le credono contente: domandate loro se godono piena pace, se vivono pienamente contente; che vi risponderanno? Che pace, che contente! Ciascuna di loro vi dirà che fa una vita infelice e che non sa che cosa sia la pace. I maltrattamenti che ricevono dai mariti, i disgusti che sono dati loro dai figli, le gelosie, i timori, i bisogni della casa le fanno vivere fra continue angustie ed amarezze. Ogni donna sposata può dirsi martire di pazienza: ma se ha pazienza; altrimenti patirà un martirio in questo mondo ed un martirio più penoso nell'altro. Quando altra pena non vi fosse, i soli rimorsi della coscienza basteranno a mantenerla continuamente tormentata, perché vivendo ella attaccata ai beni terreni, poco pensa all'anima, poco frequenta i sacramenti, poco si raccomanda a Dio; e priva di tali aiuti per viver bene non può vivere senza peccati e senza continui rimorsi di coscienza. Ed ecco che tutte le promesse di divertimenti fattele dal mondo diventano amarezze e timori della sua dannazione. Povera me! dirà, che ne sarà di me nell'ora della mia morte con questa vita che conduco, lontana da Dio e con tanti peccati, andando sempre di male in peggio? Vorrei ritirarmi a fare un poco di orazione, ma le faccende della famiglia e della casa non me lo permettono: vorrei sentir le prediche, confessarmi, comunicarmi spesso, vorrei frequentare la chiesa, ma mio marito non vuole; spesso mi manca l'accompagnamento necessario e gli affari continui, la cura dei figli, le visite e tanti intrighi che non mancano mai mi tengono chiusa in casa: appena nei giorni di festa posso assistere a una messa. Pazza me, che ho voluto sposarmi! mi potevo far santa nel monastero! Ma tutti questi lamenti a che servono, se non ad accrescerle la pena, vedendo di non essere più a tempo di cambiar la scelta che fece di restare nel mondo? E se le sarà amara la vita, più amara le sarà la morte. Allora vedrà intorno al letto le serve, il marito, i figli che piangono; ma tutti questi non le saranno di sollievo, bensì di maggiore afflizione; e così afflitta, povera di meriti e piena di timori per la sua eterna salute dovrà andare a presentarsi a Gesù Cristo che l'ha da giudicare. Al contrario una monaca che ha lasciato il mondo per Gesù Cristo quanto si vedrà contenta vivendo in mezzo a tante spose di Dio ed in una cella solitaria lontana dai disturbi del mondo e dai pericoli continui e prossimi che vi sono, per chi vive nel mondo, di perdere Dio! E quanto più si troverà consolata in morte nell'avere spesi i suoi anni in orazioni, mortificazioni ed in tanti esercizi di visite al sacramento, di confessioni, di comunioni, di atti di umiltà, di speranza, di amore verso Gesù Cristo; e quantunque il demonio non lasci di atterrirla con la vista dei difetti da lei commessi nella sua fanciullezza, però lo Sposo Celeste, per cui ella ha lasciato il mondo, ben saprà consolarla; e così piena di confidenza morirà abbracciata col crocifisso, che la condurrà nel cielo a vivere in eterno beata. E così, sorella benedetta, giacché dovete scegliere lo stato della vostra vita, scegliete quello che vorreste aver scelto nell'ora della morte. In quell'ora, ognuna che vede terminare la sua presenza nel mondo, dice: Oh mi fossi fatta santa! Oh avessi lasciato il mondo e mi fossi data a Dio! Ma allora quel ch'è fatto è fatto; altro non resta che spirare l'anima ed andare a sentir Gesù Cristo che dirà: Vieni, benedetta, a goder con me per sempre; oppure: Vattene nell'inferno per sempre da me separata. A voi resta dunque di eleggere: o il mondo o Gesù Cristo. Se eleggete il mondo, sappiate che presto o tardi ve ne pentirete; quindi pensateci bene. Nel mondo son molte le donne che si perdono; nei monasteri quelle che si perdono sono rare. Voi raccomandatevi al crocifisso ed a Maria Santissima, affinché vi facciano eleggere il meglio per la vostra salvezza eterna. Se volete farvi religiosa, impegnatevi anche a farvi santa: perché se pensate di vivere nel monastero in maniera rilassata ed imperfetta, come vivono alcune monache, non serve l'entrarvi; poiché vi farete una vita infelice, ed infelice sarà anche la vostra morte. Se poi ripugnate di chiudervi in un monastero, io non posso consigliarvi lo stato matrimoniale; mentre s. Paolo a nessuno lo consiglia, fuorché in caso di mera necessità, la quale spero non esservi per voi; almeno restatevi in casa vostra ed ivi procurate di farvi santa. Per nove giorni vi chiedo di pregare Nostro Signor Gesù Cristo di darvi luce e forza per eleggere quello stato che per voi è migliore per salvarvi. Pregate anche la Madonna di ottenetevi questa grazia con la sua potente intercessione.

sabato 30 novembre 2013

Diventare suora

Riporto alcuni brani di un interessante scritto di Sant'Alfonso Maria de Liguori intitolato "Discorso familiare ad una fanciulla che prende l'abito di monaca". Preciso solamente che per agevolare la lettura ho tradotto i termini desueti e ho eseguito alcuni piccoli ritocchi. Ne consiglio la lettura a tutte quelle ragazze che sono indecise sullo stato di vita da eleggere.

Devota donzella, di questa giornata in cui avete la sorte di sposarvi con Gesù Cristo, dovete avere una continua memoria per ringraziarlo sempre di questo favore così grande. Non pensate che Gesù Cristo debba esservi debitore perché voi lasciate il mondo per suo amore; siete voi che dovete conservargli una gratitudine eterna, per la grazia che egli vi fa di chiamarvi a lasciare il mondo.

Voi oggi lasciate il mondo: credete forse di lasciare qualche gran cosa? Che cosa è mai questo mondo? terra di spine, di lacrime e di dolori. Promette grandi cose il mondo ai suoi seguaci; spassi, gioie e pace: ma tutto poi si riduce ad inganni, amarezze e vanità. Le stesse ricchezze, onori e spassi mondani diventano alla fine pena e lutto: Extrema gaudii luctus occupat. E Dio faccia che per tanti accecati che amano il mondo questo lutto non diventi eterno; poiché in mezzo al mondo i pericoli sono molti, sono grandi e sono inevitabili, di perdere l'anima, il paradiso e Dio.

Povere quelle fanciulle che, ingannate dalle false promesse del mondo, lasciano Gesù Cristo e vanno al secolo! Sperano di trovare ivi piaceri e gioie, ma povere! dico, perché poi non vi trovano altro che fiele e spine, come dimostra l'esperienza. [...] Domandate, domandate a tutte le maritate, se ne trovate una contenta. Io per conto mio, a quante l'ho domandato, tutte le ho trovate scontente e piene di guai. Al contrario domandate a quelle monache che han lasciato il mondo per Dio e non vogliono altro che Dio, se vivono contente del loro stato; e vi risponderanno che ringraziano sempre il Signore di averle ritirate dal mondo.

[…] Insomma, se voi foste rimasta nel mondo, quale altro sposo più grande potevate sperare che un cavaliere, un titolato, un monarca di qualche regno? Ma ora prendete per sposo il re del cielo e di tutti i regni della terra. Quante vergini sante hanno rinunziato alle nozze dei primi signori della terra per essere spose di Gesù Cristo!

[…] Lasciate, figliuola mia, lasciate a quelle giovani che amano il mondo tutti i loro spassi, vanità, belle vesti, commedie, banchetti e festini, e godetevi voi Gesù Cristo. Egli nella vostra cella vi terrà più contenta che tutti i piaceri, gli sfarzi e le ricchezze che possiedono le regine della terra. Ivi nella vostra solitaria cella godrete un paradiso ed una continua pace. Se amate Gesù Cristo, amerete la solitudine che troverete nella vostra cella. In essa il vostro crocifisso sposo vi parlerà familiarmente al cuore; da quella croce vi manderà raggi di luce alla mente e saette infiammate di santo amore al cuore. E voi da sola a solo nella vostra cella gli paleserete l'affetto che gli portate, gli farete continuamente offerte di voi stessa e di tutte le cose vostre; gli chiederete le grazie di cui avete bisogno; gli comunicherete le vostre angustie, i timori che vi affliggono; ed egli vi consolerà. Non dubitate che lo sposo divino vi consolerà sempre in vita e maggiormente poi vi consolerà nell'ora della morte […].

Ho detto che le religiose che si son date tutte a Dio godono una continua pace; ciò s'intende di quella pace che può godersi in questa terra, che si chiama valle di lacrime. In cielo Dio ci prepara la pace perfetta e piena, esente da ogni travaglio. Questa terra al contrario è luogo per noi di meriti; e perciò è luogo di patimenti, ove col patire si acquistano le gioie del paradiso.

Tanto più che lo sposo che voi, donzella, questa mattina vi prendete, sebbene è il più nobile, il più ricco, il più grande che potete avere, nondimeno si chiama ed è sposo di sangue […] il quale ha sparso tutto il sangue a causa di flagelli, di spine e di chiodi, per salvare l'anima vostra e di tutti gli uomini. Ecco che vi va innanzi l'amante Gesù e vi chiama a seguirlo da sposa. Miratelo dunque come va: non va coronato di fiori, ma di spine; non va vestito di oro e di gemme, ma di sangue e di piaghe: guardate poi il trono regale ove giace, il quale non è che una dura croce, dove agonizza e dove in un mar di dolori e di ignominie muore per vostro amore.

[…] Vi prego poi, per quando avrete preso il santo abito, a rinnovare ogni giorno la promessa che avete fatta a Gesù Cristo di essere fedele. L'amore e la fedeltà sono i pregi primari di una sposa. A questo fine sappiate che poi vi sarà dato l'anello, in segno della fedeltà che dovete osservare del vostro amore che avete promesso a Gesù Cristo. Ma per esser fedele non vi fidate della vostra promessa; è necessario che sempre preghiate Gesù Cristo e la sua santa Madre che vi ottengano la santa perseveranza; e procurate di avere una gran confidenza nell'intercessione di Maria che si chiama la madre della perseveranza. E se vi sentirete raffreddata nel divino amore e tirata ad amare qualche oggetto che non è Dio, ricordatevi di quest'altro mio avvertimento; allora, affinché non vi abbandoniate alla tiepidezza o all'affetto delle cose terrene, dite così a voi stessa: E perché mai ho lasciato il mondo, la mia casa ed i miei parenti? forse per dannarmi? Questo pensiero rinvigoriva s. Bernardo a riprendere la via della perfezione quando si sentiva intiepidito […]. Ma bisogna che io termini di parlare, mentre me lo comanda il vostro sposo, che ha premura di vedervi presto entrata nella sua casa. Ecco, mirate da qui con quanto giubilo vi aspetta e uditelo con quanto affetto vi chiama, affinché presto entriate in questo suo palazzo regale, quale appunto è questo monastero. Andate dunque ed entrate allegramente, mentre l'accoglienza che stamattina vi sarà fatta dal vostro sposo, nel ricevervi in questa sua casa, vi è come una caparra dell'accoglienza ch'egli vi farà in vostra morte quando vi riceverà nel suo regno del paradiso.

lunedì 30 settembre 2013

Quando i parenti non vogliono che una figlia diventi suora...

Tempo fa una lettrice mi confidò che molti amici e parenti non avevano accolto bene la sua decisione di abbracciare la vita religiosa.


Ciao D.,
              ebbene Sì!!! E' scoccato l'innamoramento! :o)  La Madre Priora del monastero ha confermato i miei "sospetti" (scusa se uso questo termine, ma come ben sai ero un po' refrattaria all'idea di abbracciare la vita religiosa), e mi ha detto che ho una vocazione bella forte. Affidandomi alle sue parole (giacché lei non le dice a vuoto, ma è responsabile dinnanzi al Signore delle persone che incontra nel suo cammino), ho detto "sì" al Signore.

Avevo deciso anche la data d'ingresso, e le sorelle mi avevano avvisato che avrei dovuto far fronte ad una serie di "bombardamenti" una volta tornata nel mondo... Ebbene, una volta tornata a casa, mi sono dovuta scontrare con le resistenze e le lacrime dei miei cari e della mia amica del cuore. […] So che finché sono nel mondo sarò in pericolo, e per questo nelle mie orazioni chiedo alla S. Vergine di conservarmi la grazia della vocazione. Ho capito che se voglio veramente spendermi per la Chiesa, la vita religiosa è l'unico modo per me. Spero di sentirti presto e di aver qualche buon consiglio da te su come vivere questi ultimi giorni che trascorrerò nel mondo. Ciao amico mio... avevi ragione tu: i compromessi con Gesù non servono... o tutto o niente!!!! :o)

A Gesù ho già detto il mio "sì" ... spero di non dover far "attendere" lo Sposo Celeste per troppo tempo....

Ti abbraccio in Cordibus Jesu et Mariae,
(lettera firmata)

P. S. ho molto timore di perdere la grazia della Vocazione. Ho compreso l'immensità di questo dono e non voglio sprecarlo, ma il mondo è una piovra che coi suoi tentacoli si insinua ovunque e tenta di tirarci giù... e io invece vorrei salire. Stammi vicino in questi giorni di "fuoco"... ho accennato questa cosa a tante persone, e i più non mi hanno capita. Spero di conservare questo immenso dono di Gesù, sono sicura che proprio tu (che sei stato lo "strumento" del Signore che mi ha indirizzata "a casa mia", cioè nel monastero in cui andrò) mi capirai e custodirai con me questo desiderio di unirmi quanto prima a Gesù. Ormai Gli ho fatto resistenza per troppo tempo. Sono in attesa di tue....


Cara sorella in Cristo,
                                      sono felice di sapere che la tua esperienza vocazionale sia stata positiva, e che hai deciso di entrare tra le monache del monastero di [...]. Sapere che ti hanno preso è una notizia che mi fa gioire interiormente. Fin dalla prima lettera che mi hai scritto ho sperato che Gesù buono ti catturasse in qualche monastero fervoroso, e finalmente ti sei arresa al suo smisurato amore per te. Se tu avessi donato il tuo cuore a un povero uomo della terra, ti confesso che mi sarei un po' preoccupato, poiché so che molti mariti fanno soffrire le proprie mogli, soprattutto a causa di maltrattamenti e tradimenti. Fortunatamente tu non avrai mai questi problemi, perché Gesù buono, il tuo futuro Sposo, è incapace di fare del male, può fare solo del bene. Che grande grazia essere sposa di Cristo! In quel monastero fervoroso e osservante sarà facile per te salvarti l'anima e accumulare innumerevoli meriti spirituali, mentre vivendo nel mondo è più facile dannarsi, come spiega Sant'Alfonso Maria de Liguori nei suoi preziosissimi scritti spirituali ed ascetici.

Per quanto riguarda le critiche che stai ricevendo dalle persone di mondo, non mi stupisco affatto, è una cosa "normale". I mondani hanno una visione materiale della vita, non comprendono le cose spirituali. Per loro è assurdo andare a rinchiudersi in un monastero di clausura, non riescono a capire a cosa servano. In realtà le suore di clausura sono utilissime all'umanità, poiché con le loro preghiere e penitenze ottengono da Dio innumerevoli grazie materiali e spirituali per tanta gente. Ogni tanto capita di sentire che una persona improvvisamente si è convertita e ha cominciato a praticare le virtù cristiane. Ma come è potuta accadere una cosa del genere, se quella persona non pregava mai? Come ha fatto ad ottenere la grazia della conversione? Probabilmente ad ottenerla è stata qualche sconosciuta suora di clausura, che dal suo monastero innalza incessantemente fervide preghiere al Signore per tutta l'umanità. Ah, se ci fossero più monasteri di clausura, il mondo sarebbe certamente migliore! Sarebbe meraviglioso se potesse sorgere un monastero in ogni paese! Tra l'altro, come tu stessa hai potuto notare, le suore fervorose sono le donne più felici della terra.

Quella che stai patendo è una vera e propria prova d'amore nei confronti di Gesù. Purtroppo, ci sono state delle ragazze che hanno preferito rinunciare a divenire suore, pur di non rattristare parenti ed amici. Io comprendo che il distacco dalle persone che si amano può essere doloroso, ma per amore di Cristo bisogna essere disposti a sopportare qualsiasi sacrificio.

“Gaudere et exultare nos voluit in persecutione Dominus, quia tunc dantur coronae fidei, tunc probantur milites Dei”, diceva l'eroico vescovo San Cipriano. È proprio così, il Signore vuole che nelle persecuzioni dobbiamo gioire ed esultare, perché è in esse che vengono messi alla prova i soldati di Dio e si riceve la corona della fede. Insomma, è nei momenti di difficoltà che si vede se una persona ama veramente Gesù. Coloro che lo amano poco, si arrendono, mentre coloro che lo amano assai continuano con ardore la battaglia. I martiri combatterono tenacemente e preferirono la morte anziché tradire il Redentore Divino. Perdere la vita terrena per salvare la vita eterna dell'anima. “Un'anima, un'eternità!”, diceva Santa Teresa d'Avila alle sue seguaci.

Rimandare la partenza per il monastero non mi sembra una buona idea. Non rimpiangere di lasciare il mondo traditore, che promette di far felici i suoi seguaci, ma non mantiene la promessa. Con tutta sincerità puoi dire così: “Mondo, mondo, ti ho conosciuto, non fai più per me! Addio mondo traditore, non mi rivedrai mai più!”

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Gesù e Maria,

Cordialiter

venerdì 9 agosto 2013

Suore di clausura Frosinone

Alle ragazze che cercano un buon monastero di clausura in provincia di Frosinone in cui fare un'esperienza vocazionale per riflettere sullo stato di vita da eleggere, consiglio di scegliere uno tra i migliori, cioè uno nel quale il carisma dell'Ordine religioso preferito viene vissuto con maggiore perfezione e carità. La vita religiosa è meravigliosa, poiché consente di vivere più uniti a Gesù buono e di seguire più facilmente la via della perfezione cristiana.

Coloro che desiderano avere gli indirizzi di buoni monasteri di clausura in Ciociaria, possono contattarmi all'indirizzo: cordialiter@gmail.com

venerdì 24 maggio 2013

Sposarsi è bene, entrare in monastero è meglio!


Ho ricevuto innumerevoli e-mail di incoraggiamento e di stima da parte di tanta gente. Tuttavia ogni tanto mi scrivono delle persone (soprattutto donne) che mi accusano ingiustamente di denigrare il matrimonio. Non so più cosa fare per far capire che io stimo il sacramento del matrimonio. Non è peccato se circa l'elezione dello stato di vita mi permetto di citare le parole di San Paolo Apostolo, San Giovanni Crisostomo, Sant'Alfonso Maria de Liguori o di altri santi! Ovviamente no, ma a quanto pare oggi è difficile far capire certi discorsi. Una signora mi ha detto di essere dispiaciuta per le cose che ha letto su questo blog. Si è sentita “ferita” soprattutto dagli scritti di Sant'Alfonso, non uno scrittore qualsiasi, ma un zelantissimo successore degli Apostoli, vescovo di Sant'Agata dei Goti, eroico Fondatore della Congregazione del Santissimo Redentore, Dottore della Chiesa, Patrono Universale dei Confessori e dei Moralisti. Ecco la risposta che le ho dato.


Cara sorella in Cristo,
                                   dammi pure del tu, lo preferisco.

Ho letto la tua lunga e-mail; che dire? Non è mia volontà dare dispiaceri al prossimo, io con questo blog cerco di elogiare la vita religiosa, perché ho grande stima di essa. Spero tanto che nella Chiesa possa sbocciare una “primavera vocazionale”, ce n'è davvero tanto bisogno. A causa del modernismo imperante e del rilassamento generale dei costumi, stiamo vivendo in un periodo di decadimento morale anche tra i cristiani. La storia insegna che nei momenti di grave crisi ecclesiale, il Signore ha suscitato degli eserciti di religiosi fervorosi che hanno contrastato eroicamente il rilassamento dilagante. Penso ad esempio alle Opere realizzate da San Benedetto, San Bernardo di Chiaravalle, San Domenico, San Francesco, Sant'Ignazio di Loyola, Santa Teresa d'Avila, Sant'Alfonso Maria de Liguori, la Beata Maria Deluil-Martiny, San Massimiliano Maria Kolbe e tanti altri santi. Sono convinto che anche oggi per convertire e salvare le anime sia necessario rilanciare la vita religiosa, ed è questo uno dei principali scopi del mio blog.

Ovviamente, come insegna Sant'Alfonso Maria de Liguori, per eleggere qualsiasi stato di vita c'è bisogno di una vocazione. Se una persona non è chiamata alla vita consacrata, sarebbe un errore per lei entrare in monastero, perché non riuscirebbe a vivere in maniera davvero religiosa. Infatti, in tutti i monasteri seri, se le superiore si accorgono che una postulante non ha una vera vocazione, la rimandano a casa sua. Se non facessero così, quella ragazza vivrebbe male la vita religiosa, e costituirebbe un “problema” anche per la vita comunitaria. Certamente se una persona ha la vocazione matrimoniale, è bene seguire la volontà di Dio, mentre sarebbe un errore scegliere di testa propria un altro stato di vita. Il matrimonio è il sacramento che dà la grazia a un uomo e a una donna di vivere santamente insieme, e di compiere fedelmente i doveri del proprio stato. Tutti i cristiani hanno il dovere di sforzarsi di giungere alla santità, non solo i religiosi, ma anche le persone coniugate. Io ho grande stima di quelle persone sposate che vivono cristianamente la propria missione di procreare ed educare nuovi cittadini del Cielo. Infatti tra i santi a cui sono più devoto ci sono anche persone sposate, come ad esempio i genitori di Santa Teresa di Lisieux (anche loro sono stati elevati dalla Chiesa agli onori degli altari).

Pur avendo stima della vita matrimoniale, tuttavia simpatizzo maggiormente per la vita religiosa, che è lo stato di vita più perfetto, come insegna il Magistero Pontificio. Ecco cosa disse il grande Papa Pio XII, di gloriosa e immortale memoria, nel discorso pronunciato il 23 novembre 1952: "Se è vero che la famiglia è la cellula della società e che dalla ricostruzione di essa dipende il rinnovamento del mondo, quale potente impulso una gioventù come la vostra potrà dare al conseguimento di un così alto e urgente fine! D'altra parte, la vostra consacrazione prepara le anime giovanili ad accogliere - quando il Signore la ispiri — la vocazione alla vita religiosa, che rimarrà sempre uno stato più perfetto di quello — anch'esso santo — del matrimonio."

Per quanto riguarda i consigli che Sant'Alfonso dava alle ragazze indecise sullo stato di vita da eleggere, penso che siano in linea con l'insegnamento dello Spirito Santo, che nella Sacra Scrittura ci consiglia (è solo un consiglio, non un obbligo) di rimanere vergini e vivere in castità, e avvisa che le persone che si sposano sono destinate a soffrire tribolazioni nella carne. Quando lo Spirito Santo ha detto che le donne sposate pensano a piacere ai propri mariti, mentre le donne vergini pensano a piacere a Dio, significa che generalmente le cose vanno così. Ovviamente ci sono sempre delle eccezioni, ad esempio le numerose donne che hai citato nella tua e-mail, le quali si sono santificate nel matrimonio, ma si tratta di casi rari. Sì, tutte le mogli dovrebbero amare i propri mariti nel modo in cui hai detto tu, cioè amarli in Cristo. Ma se lo Spirito Santo si è lamentato del comportamento delle donne sposate, evidentemente sono poche coloro che vivono il matrimonio secondo la Sua volontà.

Comunque, Sant'Alfonso non era l'unico santo a mettere in evidenza gli aspetti più duri della vita matrimoniale. Prova a leggere le splendide omelie di San Giovanni Crisostomo sulla verginità, nelle quali spiega il capitolo 7° della lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi, e mette a confronto la vita verginale con la vita matrimoniale. Il Crisostomo, pur stimando il sacramento del matrimonio, tuttavia elenca i vari aspetti gravosi di questo stato di vita, soprattutto usa parole dure al riguardo di ciò che in Teologia Morale viene chiamato “debito coniugale”. Chissà quante ragazze prima di sposarsi riflettono su questo grave obbligo, cioè che dopo che avranno contratto matrimonio non saranno più padrone del proprio corpo, ma saranno obbligate “sub gravi” (sotto pena di peccato mortale) a concedersi al proprio legittimo marito ogni volta che lui lo desideri, anche tutti i giorni dell'anno, se lui vuole (i rapporti sessuali tra i coniugi sono leciti solo se non sono artificialmente chiusi alla procreazione della prole). Se una sposa un giorno vorrà vivere in castità, non potrà, a meno che il marito non sia d'accordo. Ovviamente anche i mariti sono tenuti a rendere il debito coniugale, ma in genere sono le donne a ribellarsi a questo obbligo, commettendo così un grave peccato (se non hanno una giusta causa per astenersi). Bisogna precisare che se il marito vuole usare i profilattici, la moglie è obbligata ad astenersi dal rapporto coniugale, anche a costo subire il martirio (sì, sarebbe un martirio perché l'eventuale uccisione avverrebbe in odio a una virtù cristiana, in questo caso alla virtù della purezza). Le ragazze le sanno queste cose? Se ciò nonostante vogliono ugualmente sposarsi, si sposino pure, ma almeno abbiano l'accortezza di trovarsi un uomo cristiano al 100%, uno che è disposto a vivere in totale castità prima del matrimonio, a non usare mai anticoncezionali, a restare fedele alla moglie, ad accettare tutte le gravidanze della sua sposa (senza costringerla ad abortire), ad educare davvero cristianamente i figli, ecc. Tu sei stata fortunata che hai trovato un marito cristiano. Se una donna non trova un uomo cristiano,  secondo me è meglio se rimane signorina anziché prendersi uno sposo senza timor di Dio, e che vive in maniera simile alle bestie selvagge. 

Circa la questione di “entrare in monastero”, oggi, saggiamente, nessuno inizia il postulantato senza aver fatto prima un'esperienza vocazionale. Prima si fa un'esperienza (o anche più), e poi, se entrambe le parti sono d'accordo, il candidato è accolto in monastero come aspirante. Facendo una semplice esperienza vocazionale di una settimana in monastero non si corre nessun rischio, non c'è nessun pericolo di avere traumi o cose di questo genere. So bene che nel mondo ci sono persone uscite dal convento o dal monastero durante il noviziato o addirittura dopo la professione, con la motivazione di “non avere la vocazione”. Questi fatti andrebbero valutati caso per caso, comunque, se davvero una persona non aveva la vocazione, il maestro dei novizi avrebbe dovuto accorgersene prima. I religiosi esperti se ne accorgono subito se una persona ha o non ha la vocazione.

Comunque, se una persona ha abbandonato il noviziato, non significa necessariamente che non aveva la vocazione. Forse è uscito per qualche tentazione del demonio che l'ha “convinto” a tornare a casa con qualche inganno. Sant'Alfonso in un interessante scritto vocazionale intitolato “Conforto ai novizi per la perseveranza nella loro vocazione”, trattò questo specifico argomento delle tentazioni con cui il diavolo cerca di far perdere la vocazione ai novizi. 

Ogni persona va lasciata libera di eleggere lo stato di vita al quale si sente chiamata, purtroppo, però, oggi è difficile trovare un valido direttore spirituale, pertanto se una ragazza pensa di essere chiamata alla vita religiosa, le conviene fare discernimento in monastero, spiegando con schiettezza alla maestra delle novizie quali sono le intenzioni che la spingono ad abbracciare questo stato di vita, quali sono le sue difficoltà, qual'è la sua condizione di salute, ecc.

Tanti lettori e lettrici del blog sulla vocazione religiosa hanno abbandonato il mondo e hanno abbracciato la vita religiosa, e adesso sono felici e contenti. Non mi risulta che qualcuno abbia avuto traumi o cose di questo genere. Dunque, non c'è nessun motivo per preoccuparsi al riguardo. Se una persona entra in un istituto religioso rilassato oppure troppo rigoroso, allora sì che si corrono dei rischi, ma io cerco di parlare solo istituti religiosi buoni, fervorosi e osservanti.

Spero di aver chiarito le tue perplessità. Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Gesù e Maria,

Cordialiter

mercoledì 8 maggio 2013

Contattare le monache di clausura

Le persone che desiderano chiedere preghiere alle suore di clausura, possono contattare un monastero di Monache Benedettine, scrivendo al seguente indirizzo:  m.benedettine @ alice.it  (scrivere l'indirizzo tutto attaccato, senza spazi). Le donne possono chiedere anche di poter fare un'esperienza vocazionale in monastero.






sabato 6 aprile 2013

Suore di clausura di Montegiorgio

Ci sono alcuni istituti religiosi che beneficiano di un numero elevato di vocazioni e sono costretti ad aprire altri monasteri per poter avere più spazio per ospitare altre postulanti. È ciò che accade ad esempio alle Clarisse dell'Immacolata fondate da Madre Maria Pia Miari, le quali nel 2012 hanno riaperto un monastero di Motegiorgio, in provincia di fermo, che era stato abbandonato nel 2009 da un altro ordine religioso.


Ma per quale motivo le Clarisse dell'Immacolata hanno tante vocazioni? Io penso che sia dovuto al fatto che vivono in maniera fervorosa la vita consacrata, osservando fedelmente la Regola di Santa Chiara d'Assisi. Se anche in futuro continueranno ad attrarre numerose vocazioni saranno costrette ad dover riaprire tanti altri monasteri in giro per l'Italia e forse anche all'estero. La vita religiosa, quando viene vissuta in maniera profonda e radicale, attrae tante altre anime ad entrare in monastero, proprio come è accaduto con l'esempio di Santa Chiara, Santa Teresa, Madre Maria di Gesù Deluil-Martiny, Madre Maria Costanza Zauli, e tante altre Fondatrici di istituti religiosi contemplativi.

Per contattare le suore, scrivete al seguente indirizzo:

Suore Clarisse dell'Immacolata
ia Basso Ventidio 1
63025 Montegiorgio (Fermo)

giovedì 21 marzo 2013

Suore di clausura Bologna

Alle ragazze che cercano a Bologna un buon monastero di clausura in cui fare un'esperienza vocazionale, consiglio di rivolgersi alle “Ancelle Adoratrici del SS. Sacramento”, in Via Augusto Murri 79 - 40137 Bologna, telefono 051-6236792.

Le “Ancelle Adoratrici del SS. Sacramento” vivono in una sorta di “Carmelo Eucaristico”, cioè un monastero di clausura dedito all'adorazione del Santissimo Sacramento per supplicare il Signore le grazie necessarie alla santificazione del clero e alla salvezza delle anime.  

Questo istituto religioso è stato fondato nel corso della prima parte del XX secolo da Madre Costanza Zauli, una grande mistica la cui fama di santità è diffusa non solo in Emilia-Romagna, ma anche nel resto d'Italia. Uno dei libri più belli che abbia letto nella mia vita è “Amore per amore”  (Città Nuova editrice), che raccoglie una parte importante dell'autobiografia che Madre Costanza scrisse per obbedienza. Consiglio a tutti la lettura di questo libro, è davvero edificante. Ecco un brano: "La sera della Professione delle nostre sei religiose, il Signore mi fece vedere come in un lampo le loro anime tutte nel più fulgido ornato di grazia, promettendomi che, se continuerò a mantenergliele così, dall'esilio le porterà direttamente alla gloria. Questa mattina, dopo aver fatto la genuflessione davanti al SS. Sacramento, mi son sentita indirizzare queste parole: "Voi pregate innanzi alla Santità di Dio!"; parole che mi hanno comunicato una certa comprensione di quella infinita Santità. È stata una comunicazione di fuoco; sentivo il bisogno di prostrarmi nell'adorazione più profonda, mentre l'ardore della Divina Carità mi consumava, comunicandomi la vita. Se in un fragilissimo vaso di cristallo venisse versato con impeto un liquido bollente, il vaso s'infrangerebbe. Così sembra debba avvenire all'anima sotto la forza di certe comunicazioni divine. Pare che il debole involucro si spezzi, ed è un miracolo resistere senza venir meno. È provvidenziale che normalmente il Signore si tenga velato e ci nasconda certe verità; altrimenti, come potremmo rimanere alla sua presenza eucaristica? Siamo veramente poco compresi della reale presenza nel SS. Sacramento! Dopo queste prime parole, il Signore ha soggiunto: «Sappiate rimanere nella Santità di Dio per viverla in voi stessi!». In queste parole, c'è tutto un programma. Egli vuole che approfondiamo il riflesso della sua infinita Santità per irradiarcene e diffonderne la luce."


domenica 3 marzo 2013

La preghiera dona pace e amore


Pubblico una lettera che ho inviato a una lettrice attratta dalla vita religiosa.

Cara sorella in cristo,
                                     rispondo volentieri alle tue domande.

Insegna Sant'Alfonso Maria de Liguori nel suo aureo libretto intitolato “Del gran mezzo della preghiera”, che Dio è felice di concederci le grazie, ma ordinariamente parlando vuole concedercele solo se noi lo preghiamo. La preghiera è un po' come l'ossigeno dell'anima. Ecco perché se smettiamo di pregare andiamo subito in crisi e siamo deboli nella lotta contro le tentazioni (gli stessi dubbi, spesso non sono altro che subdole tentazioni). Il demonio sa benissimo che senza la preghiera siamo deboli, e infatti cerca in mille modi di allontanarci dalla preghiera. A tal proposito Sant'Alfonso disse la celebre frase: “Chi prega si salva, chi non prega si danna”.

La preghiera ti dona la pace del cuore perché ti mette in comunicazione con Dio, che è fonte di pace e di amore. Se ti avvicini al sole senti calore, se invece ti avvicini a Dio senti pace e amore (caritas).

Forse il mondo ti giudica “anormale”. In realtà il tuo comportamento è assolutamente normale. Mi spiego meglio, ogni creatura ha uno scopo: il sole è stato creato per fare luce e fare calore, le nuvole sono state create per far scendere l'acqua sulla terra, gli esseri umani sono stati creati per amare Dio con tutto il cuore e con tutte le proprie forze. È bellissimo sapere che sei innamorata di Gesù (è tuo dovere amarLo), ma vorrei che tutti i 7 miliardi di persone che abitano la terra amassero il Signore ardentemente. Lui lo merita!

Per sapere se sei portata per la vita religiosa, potresti fare un'esperienza vocazionale di una settimana con le suore, così potrai renderti conto se questa vita fa per te oppure no. Non scegliere un istituto qualsiasi, ma solamente uno fervoroso, devoto e osservante. Purtroppo, ci sono degli istituti di suore che si sono rilassati, e ormai vivono in maniera secolarizzata. Sant'Alfonso diceva sarebbe meglio restare a casa propria anziché entrare in un monastero rilassato.

Ti saluto cordialmente in Gesù e Maria,

Cordialiter

mercoledì 20 febbraio 2013

Da scout a suora


Pubblico la testimonianza di una ragazza attratta da Gesù alla vita consacrata.

Carissimo "Cordialiter", 
                                         mi chiamo [...], abito a [...] e ho 16 anni. Da settembre ho preso coscienza piena della chiamata del Signore per diventare tutta Sua. In estate ho conosciuto l'armonia di un centro estivo e in questo modo ho avuto anche la grazia di conoscere le Servidoras che sono in servizio in questa parrocchia.

Ti ho scritto per parlare della mia vocazione in modo tale da risvegliare magari qualche anima ancora dubbiosa sullo stato di vita da eleggere.  A Pasqua dell'anno scorso ho fatto un "triduo Pasquale" con gli scout (di cui faccio parte da 9 anni) e il venerdì il nostro frate di "fiducia" ci ha fatto la catechesi. I giorni precedenti erano stati pieni di emozioni ma mai nessuno come quel venerdì è stato per me così edificante. Ero rimasta affascinata totalmente dalla Sacra Scrittura. Da quel momento ero una persona diversa, ero diventata piccola per Dio (senza rendermene realmente conto) vedendo tutti i miei difetti, le mie incapacità. Mi era venuta voglia di pregare di più, di fare di più, di far conoscere Dio a tutti perché Dio è Amore. Le cose però non andarono subito così, solo dopo sono riuscita a comprendere tutto. Avevo moltissime domande e poi appunto questa voglia di far conoscere il Signore. Ho iniziato così a parlarne con la mia prof dopo la fine delle lezioni. Lei sorrideva e basta, io intanto ci capivo sempre di meno. Ero infelice perché cercavo qualcosa che non riuscivo a trovare. Poi un giorno una mia compagna, dati i suoi scarsi risultati in campo affettivo, ha detto scherzando: "mi faccio suora". Lì il mio cuore ha smesso di battere per un istante. Dio mi aveva rivelato, attraverso una semplice frase, che quella era la mia strada. Ho avuto paura però. Paura di tutto, paura soprattutto perché mai io avrei voluto diventare suora. Immaginavo da quand'ero piccola di avere una famiglia, dei bambini (tanti). E così da quando la mia compagna ha pronunciato quella frase fino a settembre in cui anche io ho pronunciato quella frase, ho avuto paura (e ancora adesso ne ho, ma sono sicura che nulla più di Dio potrebbe darmi la felicità!).

A giugno ho conosciuto le suore del Verbo Incarnato e da luglio ho iniziato a parlare con la Madre della vocazione, tra un bambino che urlava e una ragazza che decideva di fermarsi a parlare con me o con la Madre. Un clima da grest. Ricordo quei discorsi in cui lei parlava e io non facevo altro che ripetere "ho paura, ho paura" ad ogni cosa che lei mi diceva e guardami le scarpe per non farle vedere che avevo il cuore a pezzi e le lacrime agli occhi (solo dopo molto ho capito che Dio distrugge il cuore solo per crearlo di una forma migliore).  Nelle vacanze estive con la mia famiglia ho avuto la possibilità di leggere qualche libro sulla vocazione. E' stato un susseguirsi di grazie, una dopo l'altra.  Quando sono tornata sapevo bene qual'era stata la mia chiamata ma ancora avevo paura. Paura soprattutto di pronunciare quella frase che tempo prima mi aveva fatto cambiare. Eppure ce l'ho fatta e, non saprei dire come, la mia vita è cambiata. A ottobre mi sono presa tutto il coraggio necessario per affrontare tutti gli ostacoli che il Signore voleva mettermi davanti, affrontando una prova dietro l'altra e ora, sempre con meno paura, sono pronta per seguire Dio quando Lui vorrà.  La famiglia e gli amici sono il primo ostacolo. I genitori, anche se vogliono il vostro bene, non vorrebbero mai che voi abbandonaste il mondo per donarvi a Dio. Gli amici invece capiscono molto poco. La vocazione è una chiamata soprannaturale ed è per questo che, se uno non ha il cuore aperto a Dio, non riesce a comprendervi, giudicandovi "anormali". Però mai e poi mai bisogna dimenticarsi che "se è Dio che ci chiama, è Dio che ci dà la forza". Siate un tutt'uno con Lui, non siete più voi che vivete ma è Dio che vive in voi. La vita non vi appartiene, dite al Signore che siete suoi, che di voi può fare ciò che vuole. E in ultimo "mettete la vostra mano nella mano del Signore e non lasciatela mai".

”Cordialiter”, grazie per ciò che fai, rendi molte anime meno sole nel momento di una scelta così importante.

In Cristo e Maria,
(lettera firmata)

P. S. scusa se ti ho disturbato con un racconto così personale ma mai avevo raccontato così dettagliatamente a qualcuno tutte le grazie di cui il Signore mi ha riempito per avvicinarmi a Lui.


Carissima sorella in Cristo,
                                              ti ringrazio per la testimonianza vocazionale che mi hai gentilmente inviato. Sono felicissimo di sapere che ti senti attrarre da Gesù ad abbracciare lo stato di vita più perfetto entrando in un istituto religioso fervoroso e zelante. Ho grande stima delle Servidoras, apprezzo tantissimo il loro fervore e il loro zelo per la salvezza delle anime e la maggior gloria di Dio.

Coraggio, non arrenderti di fronte alle avversità! Spero che Gesù buono riesca a catturarti presto e prenderti tutta per Sé! Prego la Regina del Cielo di darti la forza di restare fedele al Redentore Divino fino alla morte. Così sia.

Approfitto dell'occasione per porgerti cordiali saluti in Cristo Re e Maria Regina,

Cordialiter